Il nome con il quale ho deciso di battezzare l’imbarcazione ha un sapore esotico e deriva da uno dei più famosi Cocktail esistenti: il “MAI TAI”.
La storia narra che un giorno del 1944 il bartender Victor Bergeron, passato alla storia come “Vic the Trader”, ricevette la visita di due amici nel suo “Trader Vic’s” di Oakland, il locale che dieci anni prima, grazie ad una operazione di restyling era diventato a tema polinesiano. I due amici, Ham e Carrie Guild venivano da Tahiti, e per dar loro il benvenuto “Vic the Trader” provò una ricetta del tutto nuova, miscelando: rum ambrato giamaicano, rum ambrato martinicano, Curaçao, orzata e lime. Carrie assaggiò e subito esclamò: “Mai tai-roa àe!” – che in tahitiano significa “buonissimo”, “fuori dal mondo”.
Il Mai Tai è salito alla ribalta tra gli anni 50 e 60, essendo presente in molte liste dei locali tiki, a seguito della propria citazione nel film Blue Hawaii con Elvis Presley. Il cocktail è sicuramente molto legato alla cultura Tiki, tanto che viene considerato il Tiki cocktail per eccellenza.
Tornando al modello, ecco qualche dato:
• Scala: 1/24
• Lunghezza fuori tutto: 130 cm
• Larghezza: 26 cm
• Altezza max: 41 cm
• Immersione: 6,5 cm
• Dislocamento stimato: tra 8 e 9 kg.
Ho iniziato ad elaborare il progetto dello scafo a fine aprile, provando numerose soluzioni per il design delle sovrastrutture, e finalmente ecco il risultato finale:

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Considerato che il modello è dotato di ampie finestrature e di illuminazione interna, ho messo in conto di riprodurre l’arredamento dei saloni e della plancia di comando nei minimi particolari.
La costruzione è iniziata l’11 maggio con la realizzazione della chiglia. La stessa è costituita da un listello di noce da 3 mm di spessore, al quale sono state incollate mediante resina epossidica, due guance in compensato di betulla da 1 mm per ottenere uno spessore totale di 5 mm.

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Prima di procedere al taglio delle ordinate, ho deciso di costruire uno scalo di montaggio “definitivo”, che mi servirà per tutti i miei cantieri futuri. Per il piano di lavoro ho adoperato una tavola di compensato di pioppo di 18 mm di spessore e avente dimensioni 150 x 34 cm (non penso proprio di realizzare modelli oltre queste misure) alla quale sono stati imbullonati due profilati scatolati di alluminio (sezione 35 x 20 x 2 mm), che conferiscono alla struttura la necessaria robustezza e planarità, nonché l’assenza di svergolamenti. Il tutto è corredato da un “kit” di angolari in alluminio che si avvitano sul piano di lavoro, per il posizionamento perpendicolare delle ordinate in fase di allestimento. Una guida (sempre in alluminio) applicata su uno dei lati lunghi della tavola, serve da battuta ad una squadra da disegno per il tracciamento, volta per volta, delle linee di riferimento che delimitano la distanza tra ciascuna ordinata.

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Le ordinate sono in compensato di pioppo da 5 mm. Per il taglio ho utilizzato il buon vecchio seghetto da traforo manuale e tanta, tanta pazienza!

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