Ciao a tutti.
Al rientro dal Model Expo 2026 ho valutato di prendermi una pausa dal modellismo navale per dedicarmi all’altra mia grande passione che ultimamente ho un po' trascurato: l’aeromodellismo RC. Infatti, sono riuscito a completare un aereo la cui costruzione era stata temporaneamente abbandonata a favore delle imbarcazioni, e a rifare ex novo un’ala di un altro velivolo che si era incidentato. Agli inizi di settembre, ho però avviato un nuovo cantiere navale. La scelta è ricaduta su un soggetto da riproduzione, in particolare la Corvetta “Cicogna” appartenente alla classe “Gabbiano”, utilizzata dalla Marina Italiana nel corso del secondo conflitto mondiale. Di seguito alcune informazioni storiche (fonte Wikipedia):
CORVETTE CLASSE “GABBIANO”
Furono costruite dall’Italia durante il secondo conflitto mondiale quando si verificò la necessità di dover scortare numerosi convogli verso la Libia. Dopo aver fatto fronte a questa necessità utilizzando le navi più disparate, dai cacciatorpediniere di squadra alle vecchie torpediniere della prima guerra mondiale, nel 1941 venne decisa la costruzione di sessanta corvette classe Gabbiano, adatte alla scorta dei convogli e alla caccia dei sommergibili nemici.
La Regia Marina affidò la commissione a vari cantieri nazionali: all'Ansaldo nei cantieri di Voltri e Sestri Ponente; alla Navalmeccanica; ai Cantieri Riuniti dell'Adriatico negli stabilimenti di Monfalcone e Trieste; al cantiere navale di Castellammare di Stabia, alla OTO nel cantiere navale di Livorno e alla Breda nel cantiere di Marghera. Navi molto versatili, dotate di ecogoniometro e di un potente armamento, si rivelarono le migliori e le più moderne tra le unità della Regia Marina.
Lo scafo aveva un castello di prora molto alto e sovrastrutture in posizione arretrata che contribuirono alla buona tenuta di mare, molto carente nel naviglio di scorta italiano, costruito prima dell'entrata in guerra.
La propulsione, oltre ai motori diesel per la marcia normale, prevedeva due motori elettrici per la marcia silenziosa per consentire, durante la caccia ai sommergibili, di eseguire la ricerca nella quasi totale assenza di vibrazioni e di sorgenti rumorose rendendo così più facile avvicinarsi all'obiettivo senza essere scoperti. Le corvette Gabbiano furono sottoposte a pitturazione mimetica e il distintivo ottico d'identificazione differiva rispetto a quello adottato da cacciatorpediniere, perché era costituito da un numero progressivo a partire da 11 fino a 70, preceduto dalla lettera “C”. Questo metodo era ritenuto più idoneo e più facile da adottare per un numero così consistente di unità.
UNITA’
Le unità vennero ordinate in 2 serie: la prima serie comprendente le navi da C 11 a C 50 e la seconda serie da C 51 a C 70. A seconda del cantiere di costruzione, ciascuna unità venne battezzata con nomi appartenenti a tipologie di specie diverse.
Delle 60 unità ordinate, solo 29 di esse furono consegnate alla Regia Marina prima dell’8 settembre 1943. Di queste, tre furono perdute per cause di guerra prima dell’Armistizio mentre quattro furono catturate dai tedeschi, una venne affondata sempre dai tedeschi e due si autoaffondarono per evitare la cattura. Le 19 superstiti servirono sotto la nuova bandiera della Marina Militare ancora per molti anni dopo la fine della guerra (sottoposte a numerosi ammodernamenti), insieme ad altre due completate dopo il 1945 (Crisalide e Farfalla) e ad una recuperata dal fondo a Venezia (Bombarda).
CORVETTA “CICOGNA”
Entrata in servizio nel gennaio 1943 agli ordini del Tenente di Vascello Augusto Migliorini, dopo un breve addestramento svolto a La Spezia, fu assegnata alla I Squadriglia Corvette con base a Trapani svolgendo scorte a convogli e missioni di ricerca antisom. Il 13 marzo 1943, dopo una caccia durata tutta l’intera giornata, riuscì ad affondare con bombe di profondità il sommergibile inglese Thunderbolt che la sera precedente aveva silurato il piroscafo tedesco Esterel. Il 17 marzo, di scorta alla cisterna Devoli e alla cisterna Velino tra Palermo e Trapani, recuperò i naufraghi della Devoli, affondata dal sommergibile inglese Splendid. Il 31 marzo, raccolse i naufraghi del piroscafo Nuoro affondato da aerosiluranti nemici, 28 miglia a nord di Zembra. Il 12 luglio l’unità passò sotto il comando del Tenente di Vascello Giulio Riccardi.
Il 24 luglio 1943 la “Cicogna” si trovava all’ancora nella rada tra Paradiso e Ganzirri, nelle acque antistanti il sobborgo messinese di Pace, unitamente alle gemelle “Camoscio” e “Gabbiano” e alle torpediniere “Pallade” e “Partenope”. Nel primo pomeriggio di quel giorno (ore 13.45) otto cacciabombardieri angloamericani piombarono sulla riviera nord di Messina, bombardando e mitragliando ogni imbarcazione che incontrarono sul loro percorso. Delle cinque unità all’ancora, la sorte peggiore tocco proprio alla “Cicogna”. La Corvetta fu colpita da alcune bombe, che provocarono un ampio squarcio nello scafo e scatenarono un violento incendio seguito dalla deflagrazione di parte delle munizioni presenti a bordo. L’equipaggio riuscì ad estinguere le fiamme, ma la nave dovette essere fatta incagliare sulla vicina spiaggia per scongiurarne l’affondamento. Nell’attacco avevano perso la vita 21 uomini: il Comandante, tre ufficiali, quattro sottufficiali e tredici tra sottocapi e marinai.
Quando Messina fu evacuata, il relitto venne abbandonato. La “Cicogna” fu formalmente radiata dai quadri del naviglio militare il 18 ottobre 1946, ma il suo scafo rimase per altri sei anni ad arrugginire nelle acque antistanti Pace. Soltanto nell’ottobre 1952, a poco meno di dieci anni dal bombardamento che aveva posto fine alla sua carriera operativa, la carcassa della corvetta venne alfine recuperata e demolita.
IL MODELLO
Tra tutte le unità di questa classe, perché la mia scelta è stata indirizzata proprio alla “Cicogna” ? Per un motivo, diciamo, affettivo. Mio padre, da adolescente ha vissuto gli orrori della guerra. All’epoca dei fatti, appena dodicenne, abitava in uno dei sobborghi alla periferia nord di Messina. Quando, dopo la scuola, andava a giocare sulla spiaggia assieme ai coetanei, deve aver sicuramente notato il relitto della nave arenato in prossimità della riva, anche se nei suoi racconti non me ne ha mai parlato. Ora, purtroppo, non posso più chiederglielo.
Recentemente, ho mostrato a mio zio paterno (l’unico ancora in vita dei tre fratelli) la foto del relitto sulla spiaggia di Pace, chiedendogli se si ricordasse della nave. Nonostante la veneranda età di 90 anni, mi ha detto che aveva perfettamente a mente il giorno del bombardamento. Le esplosioni furono impressionanti, tanto che vennero udite a diversi chilometri di distanza, fino al paese di Ganzirri, dove abitava assieme a mio padre e all’altro mio zio.
Per procedere alla realizzazione del modello, ho acquistato i piani costruttivi dall'Associazione Navimodellisti Bolognesi. I disegni, suddivisi in 7 tavole molto dettagliate, sono in scala 1:50. Ho deciso di aumentare leggermente le dimensioni, portando la scala ad 1:43. Con i suoi 150 cm di lunghezza fuori tutto, risulta essere il modello navale più grande finora da me costruito.
